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Direttiva Case Green (EPBD4): cosa significa davvero per chi ha casa a Torino
Pubblicato:
giugno 2026
Scritto da:
Emanuele Marca
Sommario
Negli ultimi mesi se ne parla ovunque: “Direttiva Case Green”, “obbligo di ristrutturare entro il 2030”, “case in classe energetica bassa invendibili”. Molte di queste informazioni circolano in modo impreciso, e generano un allarmismo che — almeno per il singolo proprietario di casa, oggi — non è giustificato dai fatti.
In questo articolo facciamo chiarezza su cosa dice davvero la direttiva europea, a che punto è l’Italia nel recepirla, e soprattutto cosa conviene fare concretamente se hai una casa a Torino e stai valutando una ristrutturazione, oggi o nei prossimi anni.
Cos'è davvero la Direttiva Case Green
La Direttiva Case Green è, formalmente, la Direttiva (UE) 2024/1275 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 aprile 2024, sulla prestazione energetica nell’edilizia (rifusione) — nota agli addetti ai lavori come EPBD IV (Energy Performance of Buildings Directive, quarta revisione). È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea l’8 maggio 2024 ed è entrata in vigore il 28 maggio 2024.
Fa parte del pacchetto di riforme europee “Fit for 55” e ha un obiettivo di lungo periodo: portare l’intero patrimonio edilizio europeo a zero emissioni entro il 2050.
Punto chiave, spesso frainteso: la direttiva non si applica automaticamente in Italia. È una direttiva europea, e come tale richiede un decreto legislativo di recepimento nazionale per diventare legge italiana operativa. Finché questo decreto non viene approvato, restano in vigore le regole italiane attuali.
A che punto è l'Italia con il recepimento
Qui sta il cuore della questione, ed è importante essere precisi sulle date.
Gli Stati membri avevano due scadenze principali:
31 dicembre 2025 — invio alla Commissione Europea della bozza del Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici (NBRP), il documento che mappa il patrimonio edilizio nazionale e fissa gli obiettivi intermedi verso il 2050. L’Italia non ha rispettato questa scadenza: solo 8 Paesi su 27 (Spagna, Finlandia, Slovenia, la Vallonia in Belgio, Bulgaria, Croazia, Lituania e Romania) hanno consegnato la bozza nei tempi.
29 maggio 2026 — termine ultimo per il recepimento della direttiva nell’ordinamento nazionale tramite decreto legislativo. Anche questa scadenza, alla data di pubblicazione di questo articolo, risulta superata senza un decreto di recepimento completo: la direttiva non era stata inclusa nella legge di delegazione europea 2025, e la Commissione Europea ha aperto una doppia procedura di infrazione nei confronti dell’Italia — una per la mancata trasmissione del Piano Nazionale di Ristrutturazione, una per il mancato rispetto del divieto di incentivi alle caldaie a combustibili fossili (obbligo che, diversamente dal resto della direttiva, era già operativo dal 1° gennaio 2025 in modo autonomo).
In sintesi: l’Italia è in ritardo, e il quadro normativo nazionale definitivo non è ancora disponibile. Questo significa che oggi non esiste un obbligo generalizzato per il singolo proprietario di casa di ristrutturare o di raggiungere una classe energetica minima — ma il percorso normativo è avviato, ed è bene prepararsi con consapevolezza piuttosto che subirlo all’ultimo momento.
Cosa prevede davvero la direttiva (e cosa NON prevede)
Anche qui serve chiarezza, perché in rete circolano semplificazioni fuorvianti.
Non è vero: “ogni casa dovrà raggiungere la classe E entro il 2030”
Questo obbligo per singolo edificio era contenuto nella proposta iniziale della Commissione Europea del 2021, ma è stato eliminato dal testo finale approvato nel 2024. La versione definitiva adotta un approccio diverso: un obiettivo a portafoglio nazionale. È l’Italia nel suo complesso a dover ridurre il consumo energetico medio del parco immobiliare residenziale — non il singolo proprietario tenuto a intervenire sulla propria casa entro una data precisa.
È vero: l’Italia deve ridurre i consumi energetici medi
Il testo della direttiva richiede che gli Stati membri garantiscano una riduzione del consumo medio di energia primaria del parco immobiliare residenziale, con priorità sugli edifici a prestazioni peggiori. Per il settore non residenziale, la direttiva prevede la ristrutturazione del 16% degli edifici con le prestazioni peggiori entro il 2030 e del 26% entro il 2033.
È vero: gli edifici nuovi avranno requisiti più stringenti
Dal 2028 tutti i nuovi edifici pubblici dovranno essere a emissioni zero (ZEB). Dal 2030 l’obbligo si estende a tutti i nuovi edifici, compresi i residenziali. Per chi costruisce ex novo, anche a Torino, questo è un orizzonte concreto da considerare già in fase di progettazione.
È vero: stop agli incentivi per le caldaie a gas
Dal 1° gennaio 2025 gli Stati membri non possono più concedere incentivi pubblici per l’installazione di caldaie alimentate esclusivamente a combustibili fossili. È un divieto rivolto agli Stati, non ai privati: si possono ancora installare e mantenere caldaie a gas, ma non si possono più ottenere detrazioni fiscali o contributi pubblici per farlo (salvo impianti ibridi con una quota significativa di rinnovabile).
È vero: in futuro, ristrutturazioni “importanti” potrebbero comportare nuovi obblighi
La direttiva prevede che, in caso di ristrutturazione importante (un concetto tecnico preciso, legato all’entità dell’intervento sull’involucro o sugli impianti dell’edificio), possano scattare requisiti minimi di prestazione energetica e, in alcuni casi, l’obbligo di valutare l’installazione di impianti solari. I dettagli operativi di questa soglia per l’Italia dipendono però dal decreto di recepimento, ancora non disponibile in forma definitiva.
Perché conviene comunque muoversi per tempo
Anche senza un obbligo immediato, ci sono almeno tre ragioni concrete per cui, a Torino come nel resto d’Italia, ha senso iniziare a pianificare un intervento di efficientamento energetico ora, e non aspettare la pubblicazione del decreto definitivo.
1. Il patrimonio edilizio italiano è in larga parte inefficiente
Secondo i dati ENEA sul parco immobiliare nazionale, circa il 70% degli edifici residenziali italiani si colloca nelle classi energetiche più basse — E, F o G. Sono gli edifici su cui la direttiva chiede di concentrare gli interventi prioritari nei prossimi anni. Se la tua casa rientra in questa fascia, prima o poi un intervento di riqualificazione energetica diventerà comunque opportuno, indipendentemente dagli obblighi normativi.
2. Il costo dell’inefficienza energetica salirà
Dal 2027 l’ETS2, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, riguarderà anche i combustibili fossili utilizzati per il riscaldamento degli edifici. Il costo associato alle emissioni di CO₂ potrà quindi riflettersi progressivamente sul prezzo del gas, rendendo nel tempo più convenienti i sistemi elettrici ad alta efficienza, come le pompe di calore.
3. Gli incentivi attuali sono più favorevoli di quanto potrebbero essere in futuro
Nel 2026 restano attivi strumenti importanti: il Bonus Casa (detrazione del 50% per la prima casa, 36% per le seconde case, con tetto di spesa di 96.000 € per unità immobiliare), l’Ecobonus per interventi di riqualificazione energetica, e il Conto Termico 3.0, che eroga un contributo a fondo perduto fino al 65% della spesa per l’installazione di pompe di calore. Pianificare un intervento mentre questi strumenti sono attivi è, nella maggior parte dei casi, più conveniente che aspettare un quadro normativo futuro che potrebbe essere più restrittivo e meno favorevole sul fronte degli incentivi.
Cosa cambia per chi vende o affitta casa
Anche qui, niente panico, ma un punto da monitorare. La direttiva non vieta la vendita di immobili con classe energetica bassa. Introduce però strumenti di trasparenza più stringenti: l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) resta sempre obbligatorio in compravendita e locazione, e la direttiva introduce il concetto di passaporto di ristrutturazione digitale, un documento che traccerà nel tempo gli interventi di efficientamento di un edificio.
Un dato di mercato da considerare: in diversi Paesi europei la differenza di valore tra una casa efficiente e una inefficiente è già misurabile, e con l’aumento dei costi energetici legati all’ETS2 questa differenza è destinata a crescere anche in Italia.
Cosa fare oggi, concretamente
Per chi ha casa a Torino e si chiede come muoversi, il consiglio pratico è questo: non serve agire d’urgenza, ma ha senso iniziare a pianificare con metodo.
Concretamente:
- Verifica la classe energetica attuale del tuo immobile. Se non hai un APE aggiornato, è il primo passo per capire da dove parti.
- Se stai già valutando una ristrutturazione, valuta di includere interventi di efficientamento energetico nel progetto — isolamento termico, sostituzione degli infissi, passaggio a pompa di calore — sfruttando gli incentivi oggi disponibili.
- Se possiedi un immobile in classe energetica bassa (E, F, G), considera una valutazione tecnica preventiva, anche solo per capire l’entità di un eventuale intervento futuro e i relativi costi, senza dover decidere subito.
- Tieni d’occhio l’evoluzione del decreto di recepimento italiano: i dettagli operativi (soglie di ristrutturazione importante, eventuali requisiti minimi per il residenziale, sanzioni) dipenderanno da quel testo, ancora in lavorazione.
Il nostro approccio
In ITS Building seguiamo l’evoluzione normativa per integrarla, fin dal sopralluogo iniziale, nella progettazione dei cantieri che gestiamo. Quando pianifichiamo una ristrutturazione, valutiamo sempre l’impatto energetico dell’intervento e le opportunità di incentivo disponibili — non come variabile imprevista da gestire a lavori iniziati, ma come parte integrante del progetto fin dall’inizio. È lo stesso principio alla base del nostro Programma Varianti Zero.
Domande frequenti
Sono obbligato a ristrutturare la mia casa per adeguarmi alla direttiva?
No. Ad oggi non esiste in Italia un obbligo generalizzato per il singolo proprietario derivante dalla Direttiva Case Green, che non è stata ancora recepita in modo definitivo. L’approccio della direttiva è a portafoglio nazionale, non sul singolo edificio.
Posso ancora installare una caldaia a gas?
Sì, l’installazione resta possibile. Quello che non è più previsto, dal 1° gennaio 2025, è la possibilità per lo Stato di concedere incentivi fiscali per caldaie alimentate esclusivamente a combustibili fossili.
Cosa significa "ristrutturazione importante" e perché è rilevante?
È un parametro tecnico che, secondo la direttiva, può far scattare l’obbligo di rispettare requisiti minimi di prestazione energetica durante l’intervento. La soglia esatta e le modalità applicative per l’Italia dipendono dal decreto di recepimento, non ancora definitivo.
Conviene aspettare il decreto definitivo prima di ristrutturare?
Nella maggior parte dei casi no. Gli incentivi oggi attivi (Bonus Casa, Ecobonus, Conto Termico 3.0) sono favorevoli, e un quadro normativo futuro potrebbe essere più stringente, non più permissivo. Pianificare per tempo, con un tecnico, è la scelta più prudente.
Fonti ufficiali e di approfondimento
Per chi vuole consultare i testi originali:
- Direttiva (UE) 2024/1275 — testo integrale su EUR-Lex (Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea): eur-lex.europa.eu
- ENEA — dati sulla consistenza del parco immobiliare nazionale italiano: enea.it
- GSE — Conto Termico 3.0, requisiti e modalità di accesso al contributo: gse.it
Questo articolo è aggiornato a giugno 2026 sulla base del quadro normativo disponibile a tale data. Il recepimento italiano della direttiva è in corso: per decisioni di spesa rilevanti, verifica sempre lo stato dell’arte con un tecnico abilitato.
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